La parola SPIRITUALITA’ suscita nelle persone due tipi di reazioni: avvicinamento o allontanamento.
Raramente lascia indifferenti.
Accade semplicemente perché esiste la convinzione che la spiritualità sia legata solo a pratiche o metodologie specifiche.
In realtà, il suo significato è molto più ampio.
Chiunque, consapevolmente o meno, porta avanti un lavoro su di sé.
Anche chi si sente distante da questi temi o pensa di non esserne interessato.
Il Sé profondo, l’anima, attraverso l’esperienza sulla Terra, si muove costantemente per comprendere ed evolvere.
Si incarna proprio per utilizzare una dimensione inferiore che le permetta di fare incontri, di gestire situazioni, di portare avanti delle scelte.
È irrilevante il fatto che tu ne sia consapevole o meno.
Quando questo processo avviene senza consapevolezza, possiamo definirlo un lavoro passivo, perché la coscienza di ciò che accade è assente.
Pertanto, la persona più focalizzata sulla materia, sulle proprie esigenze o sul controllo, continua comunque a vivere esperienze che la spingono a confrontarsi con sé stessa.
Il lavoro diventa attivo nel momento in cui cambia la visione.
Se inizi a osservare ciò che ti accade in modo diverso, a porti domande e anche quando smetti di considerare gli eventi come casuali, acquisisci consapevolezza.
Da quel momento, la ricerca prende forma.
A quel punto, le informazioni che acquisisci ti permettono di entrare in contatto con una dimensione più profonda.
Il tutto può esprimersi attraverso studio, pratiche, esperienza diretta.
Tuttavia, il valore non è racchiuso in ciò che fai.
Il valore risiede nel “come” e nella tua “presenza”.
Questo processo di trasformazione non è immediato e ti spiego brevemente perché.
Nel momento in cui entriamo nell’esperienza umana, accade una sorta di dimenticanza.
Ci immergiamo così profondamente nella vita terrena da perdere il contatto con la memoria più profonda di ciò che siamo: esseri immensamente più potenti, intuitivi e connessi di quanto ci abbiano insegnato a credere.
Poi c’è l’ego.
Il più delle volte viene considerato come qualcosa di negativo, da eliminare; ti sorprenderà sapere che è proprio il contrario.
L’ego è una parte fondamentale dell’esperienza umana.
Ha il compito di mantenere la percezione della separazione e garantire la sopravvivenza.
L’ego vede dualità dove l’anima percepisce unità.
L’ego va riconosciuto senza lasciargli il controllo.
Il vero lavoro risiede nell’integrazione delle due parti:
ossia tenere insieme la dimensione umana e quella più profonda, senza escluderne nessuna.
L’equilibrio si costruisce nel tempo.
Un altro elemento centrale è il libero arbitrio.
Tradotto: è la capacità di scegliere, creare, sperimentare.
Nulla è casuale.
Molto più spesso di quanto immaginiamo, ciò che viviamo prende forma da ciò che continuiamo ad alimentare dentro di noi: pensieri, paure, abitudini, ferite, aspettative e reazioni, che finiscono per guidare silenziosamente il nostro modo di stare nella realtà.
Purtroppo, la maggior parte delle persone consuma questa esperienza umana come spettatore.
Si lascia vivere.
Ma nella realtà siamo parte attiva di ciò che accade.
Siamo attori che mettono sulla scena il copione della propria vita.
Se, e quando, si è pronti a riconoscere lo stato d’animo che ci assale e la reazione che sta per accadere di fronte a un evento, prima che questo accada, allora si può intervenire andando a “rompere” il loop in cui ci troviamo.
A questo proposito, due semplici e brevi frasi ci riconducono a uno stato di presenza:
“Sto sognando”: ripetuto per alcuni secondi ti fa comprendere che hai il potere di cambiare il copione.
“Cambio rotta”: è una frase click con il potere di risvegliare e dire “cosa sto facendo?”.
Di fatto, basterebbe fermarsi un istante, porsi alcune domande chiave per cambiare l’equilibrio precario in cui ci troviamo.
Ma allora, perché il più delle volte non siamo in grado di farlo?
Perché il percorso non è lineare.
Credenze personali, educazione, ambiente e contesto culturale influenzano profondamente il modo in cui ognuno si muove.
Siamo nati liberi.
Programmati per essere schiavi.
Infatti, spesso cresciamo all’interno di schemi che ci allontanano da quella libertà.
E proprio per questo motivo non tutti sviluppano una consapevolezza attiva.
Occorrono:
- Apertura
- Responsabilità.
- Visione
Per molto tempo abbiamo “assunto” la realtà per come ci è stata raccontata e insegnata.
Eventi come perdite, difficoltà o malattie non sono casuali.
Si inseriscono in un processo più ampio di esperienza e comprensione.
Traumi, paure e credenze non nascono solo nel presente, ma si stratificano nel tempo e tendono a ripresentarsi finché non vengono visti e attraversati.
Ciò che non riusciamo a vedere, attraversare o accogliere dentro di noi spesso si ripresentano sotto forme diverse nel corso della vita.
Tendiamo ad allontanare, a separarci, a utilizzare mezzi anche drastici pur di non avere più a che fare con le nostre emozioni di rabbia, paura, delusione, frustrazione, fallimento.
E molto più spesso di quanto si possa immaginare, indossiamo maschere.
Per proteggerci, per adattarci, per non essere rifiutati.


2 risposte
Grazie. Ho letto tutto immaginandomi di non credere in questi percorsi che faccio da tempo.
Con gli occhi di chi è per così dire più materialista. Perché domande c’è ne facciamo tutti comunque e vissuti faticosi ci sono per molti. È un condensato di aspetti , spunti che chiariscono, idee che ci tornano. Secondo me
Molto dettagliato, da rileggere. D’aiuto in un momento in cui siamo più disallineati di un tempo. …e si chiede molto aiuto a psicologi e psichiatri. Non so a parte noi chi potrà leggerlo.
Ti ringrazio Dianella.
La tua osservazione è molto interessante.
In effetti uno degli intenti dell’articolo era proprio quello di cercare di rendere concreto un lavoro interiore che spesso viene percepito come distante o astratto da chi ha un approccio più razionale.
Alla fine, però, le domande profonde, la fatica e il bisogno di comprendersi attraversano un po’ tutti, indipendentemente dal linguaggio usato.
E hai ragione: oggi molte persone cercano aiuto, ma non sempre trovano uno spazio che riesca a unire profondità e concretezza.